Diario Georgiano

giugno 2011

Prima esperienza in Georgia per l’Ass. Daquialà. Eleonora e Paola ci raccontano la loro avventura

Siamo arrivati!!

Arrivare di notte a Tbilisi è stato molto bello. Padre Giuseppe Pasotto (vescovo della Georgia) che ci aspettava all’aeroporto ci ha fatto fare un brevissimo giro per le strade principali della capitale, che hanno una parvenza di grande rinnovamento. Poi per arrivare alla sede, nostro domicilio, abbiamo percorso strade, da cui si capiva che dietro la facciata c’è ancora molta miseria e sopratutto i segni di una guerra ancora molto recente. In effetti era solo l’agosto del 2008 quando i carri armati russi hanno voluto manifestare la propria forza con le bombe su Gori.

Ora siamo a Kutaisi, raggiunta dopo un viaggio avvvnturoso a causa di numerose interruzioni della strada. qui si respira meno l’aria della capitale.

Vi racconteremo….

Notizie da Kutaisi

Siamo a Kutaisi, il capoluogo principale della parte occidentale della Georgia. Qui risiede buona parte del gruppo missionario: abbiamo incontrato Suor Annamaria, Suor Loredana, Padre Gabriele e Padre Carlo (rientrato oggi dopo una piccola avventura in Ospedale). Ieri siamo andate e visitare il Centro per la Vita, uno dei progetti sostenuti dalle Suore, che da  poco ha una sede fissa, in una bel appartamento al primo piano di un palazzo vicino alle loro residenze. In questo centro si occupano di fare formazione a donne e coppie, in riferimento ai metodi anticoncenzionali naturali, al parto e ai primi anni di vita dei bambini. Offrono consulenze ginecologiche, pediatriche e psicoanalitiche. Abbiamo potuto parlare molto con loro dei problemi sociali di questi luoghi e confrontarli con i nostri e con il diverso approccio nell’affrontarli. L’alcolismo rimane una grande piaga, rispetto alla quale non si è ancora trovato un metodo di sostegno .

Stamattina, grazie alla tregua del temporale di stanotte, abbiamo potuto fare visita al grande complesso monumentale di Gelati, Patrimonio dell’Unesco. Visita molto emozionante per il luogo che sovrasta il panorama delle colline di Kutaisi, per la grande architettura medievale della Cattedrale, delle Chiese e dell’Accademia di Filosofia e per i magnifici affreschi e mosaici ancora ben conservati. Attualmente tutto è in fase di restauro, ma per fortuna visitabile.

Verso i confini del sud

Ieri siamo andati verso il sud, in un luogo dove i Missionari stanno ricostruendo una vecchia Chiesa e a fianco edificando un nuovo monastero per le monache di clausura. Gli spostamenti qui sono molto faticosi perchè le strade sono molto tortuose e strette e ora occorre fare una variante perchè la strada principale che va e torna da Kutaisi verso ogni direzione è interrotta causa frane e straripamento di un fiume. Padre Carlo chiama la Georgia “vasca da bagno”, in quanto risulta essere una culla tra le due catene del Caucaso maggiore e nord e minore a sud. Insomma l’acqua non manca, ma mancano tante altre cose. La miseria qui è data dall’abbandono. Le vecchie fabbriche, le vecchie miniere e tutte le attività che erano fiorenti sotto il comunismo ora sono ferme e abbandonate e le città cresciute intorno ad esse sono piene di case fatiscenti e di gente disoccupata.

Oggi invece ci siamo fermati qui in Missione per parlare dei progetti, principalmente quelli di cui ci occupiamo, ma anche di eventuali nuove proposte.  Abbiamo parlato a lungo principalmente con Suor Loredana e Suor Anna Maria, raccogliendo le informazioni necessarie per poter relazionare al gruppo e prendere insieme le decisioni su come procedere.

Fra poco partiamo per Batumi, in visita al dormitorio…

Il dormitorio di Batumi

Da Kutaisi a Batumi percorriamo una strada bellissima, un paesaggio ancora diverso. E’ quello delle colline del te’, dove un tempo si produceva una grande quantita’ di te’, che veniva anche commercializzato. Ora non esistono piu’ le fabbriche per la sua lavorazione e anche qui si trova abbandono, evidente dalle felci che stanno crescendo ovunque infestando i bei fiori bianchi del te.

Ci avviciniamo al Mar Nero e percorriamo un tratto di costa, fino a Batumi. Il paesaggio cambia completamente, ora i centri diventano turistici e ci sono molti alberghi in costruzione sul lungo mare fino alla Turchia, anche molto vicini alle spiagge di ciotoli che caratterizzano questo litorale.

Inizia il mondo dei contrasti: da una parte il mondo che viene offerto ai turisti georgiani, turchi, russi e armeni fatto di grandi alberghi, di casino’ e di attrattive che, con le fontane musicali, i grattacieli che cambiano illuminazione e le cascate d’acqua che proiettano mondi fiabeschi, simulano i luoghi della Costa adriatica, di Dubai, di Las  Vegas: dall’altra parte i luoghi emarginati dai giri turistici dove non arriva neppure l’asfalto e dove domina la miseria e l’incuria.

Il dormitorio e’ situato al limite di queste realta’ , in una stradina secondaria di un viale principale della citta’.  Si entra in una corte di pertinenza dove l’edificio del dormitorio resiste di fianco a enormi palazzi residenziali e mantiene un po’ di verde che da refrigerio alla stanze per gli ospiti. La ricettivita’ arriva a 40 persone ma mediamente ci stanno 30 persone alla volta, tra uomini e donne , in due corridoi separati. Quando gli ospiti sono piu’ anziani i letti a castello vengono smontati per poter dare a loro facile accesso. Hanno a disposizione una sala con la tv, una sala per la colazione e docce e bagni in comune. Ora che e’ estate possono entrare dalle 21 alle 24 e devono uscire entro le 9 della mattina successiva.

Per alcuni di essi esiste fuori della citta’ esiste  un centro di accoglienza, la cui sede e terreno sono stati donati da alcuni italiani,  in cui e’ possibile svolgere attivita’ all’aperto: cura dell’orto, del frutteto, delle piante in vaso che si trovano in una serra. E’ molto importante questo tipo di attivita’ per poter offrire loro qualcosa di diverso dalla strada.

Rinetrando ci fermiamo in un’altra cittadina dove i missionari hanno fondato un’altra chiesa cattolica. La Messa e’ molto frequentata, la comunita’ partecipa volentieri alle celebrazioni e alle attivita’ dei Padri e delle suore.

Vivendo le giornate della vita missionaria ci si rende conto di quanto e’ importante quello che fanno loro qui, dedicando tantissime energie e passione. Le loro giornate sono davvero molto intense e faticose, con rarissimi momenti di sosta.

La Regione dello Svaneti ai piedi del Caucaso

Partiamo lunedì mattina per raggiungere lo Svaneti, una Regione posta a nord ovest della Georgia, famosa per le montagne e per i villaggi medievali fatti di torri. Già dall’Italia avevamo deciso di intraprendere questo viaggio ma arrivati qui abbiamo trovato difficoltà organizzative perchè poche persone della Georgia si avventurano in questi luoghi.

Suor Loredana ha deciso di prendersi una pausa dai suoi impegni missionari e di trascorrere due giorni con noi. Grazie alla sua organizzazione siamo riuscite a partire, con l’autista che solitamente lavora per la mensa dei poveri, con Liana, una persona intraprendente che fa l’accoglienza del centro medico posto all’uinterno della Missione e con un ragazzo originario dello Svaneti, che ci fa da guida.

Il viaggio è davvero difficoltoso; allontanandosi dai paesi ci immergiamo sempre di più nella natura impervia e selvaggia di questi luoghi: incontriamo frane, sbarramenti, ponti provvisori… Costeggiamo sempre dei corsi d’acqua che con la loro impetuosità non ci rassicurano molto. Di certo in questi luoghi l’acqua non manca, anzi la sua abbondanza costringe l’uomo a rifare continuamente le strade, a improvvisare guadi, a fare arginature e opere di difesa.

I paesaggi sono però davvero unici e meravigliosi. Qui la Natura fa da maestra e l’uomo si deve adattare continuamente a quello che offre.

Da oltre due anni Mestia,  la città principale dello Svaneti e Ushguli, un importante sito medievale, sono diventati Patrimonio dell’Umanità riconosciuto dall’Unesco. Questo a fatto convogliare molti soldi per rifare le strade, per costruire una pista di atterraggio per aerei (!!!)  lungo il fiume e diversi nuovi alberghi. Tutto questo a Mestia e nei suoi dintorni, che  soo praticamente un unico cantiere. Questo potrebbe anche stravolgere completamente l’assetto naturale dei luoghi e inserire elementi di disturbo. Vedremo nel tempo…

Arrivati finalmente dopo 6 ore a Mestia pranziamo in un bar (che già a mezzogiorno pullula di alcolizzati…) e dopo pranzo proseguiamo nella visita della città.  Anche il Museo etnografico è in fase di restauro, perciò niente visita. Andiamo a vedere una casa di una importante famiglia del XI secolo che possedeva 8 torri , di cui oggi ne sono rimaste solo 4. Visitiamo anche una di queste torri, da cui si può godere di una bellissima vista sulla vallata.

Proseguiamo poi il viaggio per arrivare a sera presso la famiglia di Ushguli che ci ospiterà. Qui niente strade, niente alberghi e niente restauri. La gente si lamenta che i soldi vanno tutti a Mestia e poco a loro. I visitatori ne possono quindi cogliere l’incuria data dalla mancanza di restauri, ma anche l’autenticità di questo insediamento, che mantiene intatte le caratteritiche originarie, pur con qualche tentativo degli abitanti di inserire elementi di disturbo, quali i sempre più frequenti tetti lamiera. La vita qui deve essere molto dura perchè per oltre 6 mesi la neve è molto abbondante e non consente di fare nulla se non di ripararsi dal freddo. La gente possiede molte mucche e anche diversi maiali, che garantiscono loro il sostentamento. Non so se per gli abitanti che vivono qui da sempre e isolati da tutto rimane viva la percezione della meraviglia di questi paesaggi, che grazie a una bellissima giornata di sole riusciamo a godere, facendo una grande scorta di bellezze naturali e di pace incontaminata.

Lascia un Commento

Fill in your details below or click an icon to log in:

Logo WordPress.com

You are commenting using your WordPress.com account. Log Out / Modifica )

Foto Twitter

You are commenting using your Twitter account. Log Out / Modifica )

Foto di Facebook

You are commenting using your Facebook account. Log Out / Modifica )

Connecting to %s